Poco prima dell’inizio del seminario intensivo “La mente che guarisce, la mente che ammala – Quando i pensieri influenzano il corpo”, che si terrà presso il vitalArmonie Retreat di Marzio (VA) dal 16 al 18 ottobre 2026, abbiamo incontrato il Dr. Mark Sandoval, medico specializzato in medicina d’emergenza e medicina dello stile di vita, con una solida formazione accademica alla Loma Linda University School of Medicine.
In un mondo che ci spinge a correre, a lottare contro i sintomi e a cercare soluzioni rapide, spesso ci accorgiamo che i vecchi problemi tornano sempre a galla. Per capire perché i nostri tentativi di cambiare stile di vita falliscono e come lo stress si traduca in malattia, il medico, conferenziere e autore del libro “La legge della vita” (https://www.amazon.com/stores/author/B07ZFVH5LT) ci guida alla scoperta di un segreto spesso dimenticato: per guarire i rami e i frutti (corpo e comportamenti), dobbiamo imparare a prenderci cura delle radici nascoste.
Dottor Sandoval, io ce la metto tutta per cambiare abitudini e stile di vita, ma dopo un po’ ricado sempre nei soliti errori. Perché è così difficile riuscire a cambiare davvero, e cosa sto sbagliando?
«Questa frustrazione è estremamente comune. Il motivo per cui facciamo fatica risiede in un errore fondamentale nell’approccio alla crescita personale: spendiamo tutte le nostre energie cercando di correggere il “frutto” visibile (i comportamenti e i sintomi esteriori), lasciando del tutto intatte le “radici” invisibili, ovvero le nostre convinzioni profonde e la nostra identità.
Per capire come funzioniamo, possiamo paragonarci a un albero. In cima ci sono i frutti e le foglie: i sintomi fisici, il dolore, la stanchezza, l’ansia o i fallimenti ricorrenti, che fungono da campanelli d’allarme. Subito sotto ci sono i rami, che rappresentano le nostre abitudini quotidiane. Possiamo anche potare i rami secchi con la sola forza di volontà, ma finché il tronco e le radici continuano a nutrirli, quei comportamenti torneranno. Il tronco simboleggia i nostri bisogni non negoziabili: amore, accettazione, sicurezza, pace e uno scopo. Le radici profonde, invece, sono le credenze fondamentali che abbiamo sul nostro valore e su come soddisfare quei bisogni.
Quando ricadiamo nei vecchi schemi, di solito c’è un errore di fondo: pretendiamo di essere la “fonte” di noi stessi, credendo di dover fare tutto da soli. Questo porta inevitabilmente al burnout. Il cambiamento autentico non avviene combattendo ossessivamente il comportamento, ma risalendo alla sua radice nella mente. La prossima volta che senti di scivolare indietro, chiediti quale bisogno insoddisfatto o paura si nasconde dietro a quell’impulso, e parti da lì.»
Si sente spesso dire che “lo stress fa male”, ma nella mia vita di tutti i giorni tra lavoro, bollette e problemi familiari è impossibile evitarlo. In che modo le preoccupazioni e i dispiaceri finiscono concretamente per farci ammalare fisicamente?
«È assolutamente comprensibile sentirsi sopraffatti quando le pressioni quotidiane si accumulano. Quando ci dicono che “lo stress fa male”, spesso ci sembra un’affermazione inutile perché eliminarlo sembra impossibile. Ma per capire come le preoccupazioni si trasformino in malattia fisica, dobbiamo osservare lo stretto legame tra il nostro stato interiore – emozioni, pensieri, credenze – e la nostra salute.
La malattia, il dolore e la stanchezza cronica non sono eventi casuali: sono i “frutti” visibili di uno squilibrio profondo. Il corpo umano non è progettato per reggere a lungo una tensione emotiva senza che questa si manifesti sul piano fisico. Proprio come l’allarme antincendio suona se c’è fumo, i sintomi fisici sono spie che cercano di attirare la nostra attenzione su carichi emotivi trascurati.
Il problema esplode quando cerchiamo di portare pesi enormi — come problemi economici o familiari — affidandoci unicamente alle nostre forze, pretendendo di proteggerci da soli. Questo stato di allerta cronico esaurisce le nostre riserve energetiche. La vera guarigione inizia quando colleghiamo il disagio fisico alla sua radice emotiva e spirituale, smettendo di fare i “salvatori di noi stessi” e ancorando il cuore a una vera sicurezza.»
Nel suo libro parla di ferite del passato che ci bloccano. Ma come si fa a spezzare questo legame quando si è subiti torti o delusioni forti che sembrano impossibili da dimenticare?
«Sentirsi legati a ferite passate è naturale, soprattutto quando derivano da ingiustizie profonde o delusioni cocenti. Il passato ha potere su di noi non solo per l’evento in sé, ma perché ha scavato radici invisibili dentro di noi, sussurrandoci messaggi falsi: che non siamo al sicuro, che non valiamo abbastanza, o che dobbiamo restare sempre in difesa per sopravvivere.
Spezzare questo legame non significa fingere che il torto non sia mai accaduto, né sforzarsi di “dimenticare”. La vera libertà arriva quando cambiamo la fonte da cui traiamo il nostro valore e la nostra pace. Spesso, dopo un’ingiustizia, cerchiamo riparo nella persona che ci ha ferito o nei nostri sforzi di difesa. Ma gli esseri umani sono imperfetti: pretendere di portare da soli il peso di un’offesa passata porta inevitabilmente all’esaurimento.
La svolta avviene quando risaliamo alla radice del dolore e sostituiamo quelle convinzioni ferite con la verità. Ancorando la nostra identità a una fonte immutabile e sicura, la morsa del passato inizia a sciogliersi, radice dopo radice.»
Leggendo la descrizione del libro si parla dell’amore di Dio e della fede come strumenti di guarigione. Per chi, come me, magari ha dei dubbi o fatica a credere, in che modo la fede può cambiare la vita pratica di tutti i giorni?
«È del tutto normale lottare con i dubbi, soprattutto quando la vita è stata pesante e la fede sembra un concetto astratto. Ma la forza pratica della fede nella vita di tutti i giorni non richiede una certezza impeccabile: consiste semplicemente nel cambiare il luogo in cui riponiamo la nostra fiducia.
Senza fede, operiamo inconsciamente con l’idea di dover essere noi la “fonte” di tutto: ci affidiamo unicamente alle nostre prestazioni e alle nostre capacità per garantirci valore e sicurezza. È una condizione estenuante, radice profonda di ansia e stress cronico. La fede offre un modello diverso: passare dall’essere la “fonte” all’essere un “canale”. Significa togliersi dalle spalle il peso di dover dimostrare quanto valiamo, per metterlo nelle mani di una Fonte stabile e amorevole.
Nel caos della vita lavorativa o familiare, la fede ci ricorda che la nostra sicurezza non dipende dai successi esterni, ma dall’amore incondizionato di Dio. Quando piantiamo le nostre radici in questa certezza, corpo e mente possono finalmente disattivare lo stato di allarme costante, trovando una pace concreta e quotidiana.»
Se dovessi iniziare oggi, da dove mi consiglia di partire? Qual è la prima cosa pratica che una persona comune può fare per ritrovare un po’ di pace e stare meglio, senza stravolgere completamente la propria vita?
«Il primo passo, incredibilmente pratico e alla portata di chiunque, è iniziare a praticare l’ascolto a livello delle radici.
Poiché la vera guarigione comincia nella mente e non attraverso la sola forza di volontà, non hai bisogno di lottare subito contro i tuoi comportamenti esterni. Piuttosto, la prossima volta che senti un picco di stress, di ansia o l’impulso di cadere in una vecchia abitudine, fermati per trenta secondi e fai questo piccolo esercizio in quattro passaggi:
- Riconosci il sintomo: Nota la tensione fisica o l’emozione, senza giudicarti per provarla.
- Identifica il bisogno insoddisfatto: Chiediti: “Da cosa mi sento minacciato in questo momento? Quale bisogno (di pace, sicurezza, accettazione) ho paura che non venga soddisfatto?”
- Esamina la convinzione: Individua il pensiero nascosto, come l’idea di dover risolvere tutto da solo o che il tuo valore sia in gioco.
- Sposta l’atteggiamento: Ricorda a te stesso che non devi reggere tutto sulle tue spalle. Con un atto di fiducia, consegna quel peso e quella preoccupazione a Dio, scegliendo di appoggiarti al Suo amore.
Iniziare oggi non significa pretendere di raddrizzare tutta la propria vita in un giorno, ma compiere un piccolo e silenzioso spostamento interiore, ancorando la propria fiducia nel giusto posto. È così che la vera pace comincia a mettere radici, dal basso verso l’alto.»





