Nel post precedente abbiamo parlato di quanto sia importante “coltivare” la vecchiaia fin da giovani. Ma cosa succede, concretamente, quando varchiamo la soglia dei 65 anni?
Gli scienziati amano definire la fascia tra i 65 e i 74 anni come quella dei “giovani vecchi”. È un’età di transizione, in cui il corpo inizia un lento ma progressivo cambiamento. Non è una “punizione” divina, ma un fenomeno naturale che coinvolge ogni cellula, tessuto e funzione del nostro organismo.
Il corpo che cambia: cosa succede “sotto pelle”?
Con l’avanzare degli anni, il nostro corpo modifica la sua architettura interna. Ecco i principali mutamenti che il dizionario di medicina Treccani identifica come “invecchiamento“:
- Metabolismo basale più lento: Il dispendio energetico necessario per le funzioni vitali scende dal 5% al 25%. Significa che, a parità di cibo ingerito, tendiamo a immagazzinare di più rispetto a quando eravamo trentenni.
- Sarcopenia (la perdita muscolare): Attorno ai 70 anni, la massa muscolare può ridursi del 20-40%. È un processo che colpisce particolarmente le donne e che rende i movimenti quotidiani – come alzarsi da una sedia o portare una busta della spesa – più faticosi.
- Miosteatosi: Un fenomeno insidioso dove il grasso, anziché restare solo nel tessuto adiposo, si infiltra tra le fibre muscolari e le ossa, indebolendole e aumentando il rischio di cadute.
- Osteopenia: Già dopo i 50 anni, e con un’accelerazione per le donne dopo la menopausa, la densità minerale delle ossa diminuisce, aumentando il rischio di fragilità ossea.
L’infiammazione invisibile: il “nemico silenzioso”
Forse il fenomeno più importante da conoscere è l’infiammazione cronica sistemica di basso grado. Anche in assenza di sintomi evidenti, il nostro corpo può trovarsi in uno stato infiammatorio costante. È come una brace che brucia sotto la cenere: non la vediamo, ma con il tempo può aprire la strada a patologie croniche, dai problemi cardiovascolari al diabete, fino a disturbi neurologici.
La buona notizia: possiamo guidare questo processo
Sebbene l’invecchiamento sia un percorso obbligato, la velocità e l’intensità con cui queste trasformazioni ci colpiscono dipendono in gran parte da noi.
La sedentarietà è il vero acceleratore del declino: ogni giorno passato senza un minimo di movimento, ogni pasto squilibrato, è un segnale che diamo al nostro corpo per “spegnersi” più velocemente. Ma la buona notizia è che siamo noi a tenere in mano il volante.
Ad esempio, monitorare la circonferenza addominale (massimo 102 cm per l’uomo e 88 cm per la donna) è un gesto semplice, quasi banale, ma estremamente potente per capire se il nostro organismo sta subendo un eccesso infiammatorio dovuto al grasso viscerale.
Capire come cambia il nostro corpo non serve a spaventarci, ma a diventare complici della nostra salute. Non dobbiamo cercare di tornare ai 20 anni, ma di mantenere i nostri 70 (o 80!) anni nel pieno dell’efficienza.
Nel prossimo appuntamento affronteremo il “nemico numero uno” della terza età: la malnutrizione. Spesso pensiamo che riguardi solo chi mangia troppo poco, ma scopriremo che esiste anche una “fame nascosta” che colpisce chi mangia in modo ripetitivo o sbilanciato.






