Obesità come malattia cronica: oltre il “mangia meno e muoviti di più” 

Per decenni, l’obesità è stata semplicisticamente percepita come risultato di una “mancanza di forza di volontà” o di un banale squilibrio tra calorie assunte e calorie bruciate. Oggi, la scienza medica e nutrizionale ha categoricamente riveduto questa visione. 

L’obesità è ufficialmente riconosciuta come una malattia cronica complessa,1 con una forte componente metabolica, genetica, ambientale e psicosociale. Non è un difetto morale, ma una condizione medica che richiede un approccio terapeutico basato sull’evidenza scientifica. Le linee guida più recenti, incluse quelle della Società Italiana dell’Obesità (SIO), integrano la nutrizione e lo stile di vita come pilastri fondamentali nella sua prevenzione e gestione. 

In questo articolo, esploriamo le strategie basate sull’evidenza che vanno oltre il mero conteggio calorico, concentrandosi sul ruolo della qualità degli alimenti, dell’infiammazione e degli ormoni. 

Obesità: più che calorie, un problema di regolazione 

Il concetto di bilancio energetico, sebbene fondamentale, è governato da complessi sistemi ormonali che regolano la fame e la sazietà. 

Il ruolo degli ormoni e dell’infiammazione 

L’accumulo eccessivo di tessuto adiposo (grasso corporeo) non è un deposito inerte, ma un organo endocrino attivo che rilascia ormoni e sostanze infiammatorie, le cosiddette adipochine

  • Resistenza all’insulina: l’obesità, in particolare quella viscerale (grasso addominale), è fortemente correlata all’infiammazione cronica di basso grado, che porta alla resistenza all’insulina. Questa condizione non solo precede il diabete di tipo 2, ma rende più difficile per il corpo utilizzare i grassi come fonte energetica. 
  • Leptina e grelina: l’eccesso di grasso può alterare la segnalazione ormonale. Ad esempio, si può sviluppare resistenza alla leptina, l’ormone della sazietà, portando il cervello a non percepire correttamente lo stato di pienezza, anche dopo aver mangiato.2 

Comprendere questo meccanismo è cruciale: l’obiettivo terapeutico non è solo dimagrire, ma ripristinare la corretta funzione metabolica. 

Strategie nutrizionali basate sull’evidenza 

L’approccio nutrizionale moderno per l’obesità si concentra sulla qualità del cibo, sulla densità nutrizionale e sulla modulazione ormonale, piuttosto che su diete restrittive a breve termine. 

1. Qualità e densità nutrizionale 

La priorità è massimizzare l’apporto di nutrienti essenziali riducendo l’energia fornita. 

  • Fibre al centro: alimenti ricchi di fibra (verdura, legumi, cereali integrali) sono essenziali. Le fibre non solo aumentano il senso di sazietà, ma nutrono il microbiota intestinale, il cui equilibrio è sempre più legato alla regolazione del peso e dell’infiammazione.3 
  • Proteine adeguate: Mantenere un apporto proteico appropriato (preferibili quelle provenienti da fonti magre come i legumi) aiuta a preservare la massa muscolare durante la perdita di peso e aumenta la termogenesi (il dispendio energetico dovuto alla digestione). 

2. Limitare drasticamente gli ultra-processati e gli zuccheri aggiunti 

Gli alimenti ultra-processati (UPF) rappresentano un rischio specifico per l’obesità. Sono spesso ricchi di zuccheri, grassi e sale, ma poveri di fibra e nutrienti essenziali. 

  • Ipotesi del consumo passivo: studi clinici randomizzati hanno dimostrato che le persone che seguono una dieta basata su alimenti ultra-processati tendono a consumare più calorie e ad aumentare di peso rispetto a chi segue una dieta basata su alimenti non processati.4 Il loro impatto sulla velocità di ingestione e sulla densità calorica favorisce l’eccesso. 

Il ruolo integrato dell’esercizio fisico 

L’esercizio fisico non è solo uno strumento per “bruciare calorie”; è un potente modulatore metabolico. 

  • Miglioramento della sensibilità all’insulina: l’attività fisica regolare (soprattutto l’allenamento di resistenza) aumenta la sensibilità delle cellule muscolari all’insulina, aiutando il corpo a gestire meglio gli zuccheri nel sangue.5 
  • Mantenimento della massa muscolare: La massa muscolare è metabolicamente più attiva del tessuto adiposo. Mantenere o aumentare i muscoli attraverso l’esercizio (sia aerobico che di forza) aiuta a mantenere un metabolismo basale più elevato, rendendo più sostenibile la perdita di peso nel lungo periodo. 

Le linee guida SIO raccomandano un mix di esercizio aerobico e di resistenza, sottolineando che l’importante è la costanza e l’integrazione del movimento nella vita quotidiana. 

Il trattamento per l’obesità: approccio terapeutico a lungo termine 

Poiché l’obesità è cronica, il trattamento richiede un approccio a lungo termine e multidisciplinare. 

  1. Valutazione globale: Un approccio efficace inizia con la valutazione non solo del peso, ma anche dei fattori di rischio metabolici (pressione, glicemia, colesterolo) e psicologici. 
  1. Modifiche comportamentali (Lifestyle): la nutrizione e l’esercizio sono la base, ma è essenziale affrontare le abitudini e i fattori ambientali (es. stress, sonno insufficiente, alimentazione emotiva). 
  1. Opzioni terapeutiche: in caso di obesità severa o complicanze, le strategie possono includere la terapia farmacologica o, in casi selezionati, la chirurgia bariatrica. Questi interventi sono sempre affiancati da un supporto nutrizionale e psicologico costante. 

L’obiettivo non è raggiungere un peso ideale irrealistico, ma ottenere una perdita di peso modesta (5-10%) e tuttavia sostenibile, che migliori significativamente i parametri di salute (pressione, glicemia, qualità della vita). L’obesità è una maratona, non uno sprint, e richiede pazienza e supporto scientifico costante. 

La SIO e le linee guida italiane

La Società Italiana dell’Obesità (SIO) è l’ente scientifico di riferimento in Italia per lo studio, la prevenzione e il trattamento dell’obesità e delle sue complicanze. 

I Principi fondamentali delle linee guida SIO (aggiornate al 2025): 

  • Approccio multidisciplinare: l’obesità deve essere gestita da un team di specialisti che include medici, dietisti/nutrizionisti, psicologi e specialisti dell’esercizio. 
  • Target di salute, non di peso: l’obiettivo primario non è il numero sulla bilancia, ma la riduzione dei fattori di rischio metabolici e il miglioramento della qualità della vita. 
  • Trattamento a vita: essendo una malattia cronica, il paziente obeso richiede un monitoraggio e un supporto continui, proprio come chi soffre di diabete o ipertensione. L’aderenza terapeutica a lungo termine è la chiave del successo. 

Riferimenti scientifici

  1. Definizione di obesità come malattia cronica (linee guida SIO/internazionali): 

Società Italiana dell’Obesità (SIO). (2020). Linee Guida per la Terapia dell’Obesità. Edizione aggiornata. (Rintracciabile sul sito ufficiale SIO, o linee guida internazionali come l’OMS/WHO) 

  1. Meccanismi ormonali f(leptina e grelina): 

Pan, H., et al. (2018). The role of ghrelin in the regulation of appetite and body weight in obesity and diabetes. Frontiers in Neuroendocrinology, 49, 1-16. (DOI: 10.1016/j.yfrne.2017.06.007) 

  1. Ruolo del microbiota e della fibra nell’obesità: 

Routy, B., et al. (2018). The gut microbiota influences the efficacy of PD-1-based immunotherapy in lung cancer patients. Science, 359(6371), 91-97. (DOI: 10.1126/science.aao3102) – Nota: Questo studio, sebbene in oncologia, è spesso citato per il ruolo generale del microbiota. 

  1. Impatto degli alimenti ultra-Processati sull’aumento di peso (trial clinico): 

Hall, K. D., et al. (2019). Ultra-Processed Diets Cause Excess Calorie Intake and Weight Gain: An Inpatient Randomized Controlled Trial of Ad Libitum Food Intake. Cell Metabolism, 30(1), 67-77.e3. (DOI: 10.1016/j.cmet.2019.05.008) 

  1. Esercizio fisico e sensibilità all’insulina: 

Dela, F., & Larsen, J. J. (2001). Training-induced changes in insulin action in human skeletal muscle. Exercise and Sport Sciences Reviews, 29(4), 180-184. (DOI: 10.1097/00003673-200110000-00008) 

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