L’approccio scientifico alla nutrizione è in costante evoluzione, specialmente quando si tratta di grassi alimentari. Per decenni, le linee guida sono state dominate da un unico “dogma”, ma recenti ricerche hanno rimodellato radicalmente questa prospettiva, sollevando interrogativi sulla sicurezza degli oli vegetali industriali ricchi di Omega-6 e relativizzando la demonizzazione storica dei grassi saturi.
L’attuale consenso scientifico si sta spostando dall’enfasi sul tipo di grasso alla qualità della fonte alimentare e al ruolo cruciale che l’elaborazione industriale gioca nel determinarne l’impatto sulla salute. Ignorare questa complessità non è più possibile; è un rischio calcolato sulla salute a lungo termine.
Il ruolo critico degli oli vegetali (e della loro stabilità)
Per decenni, gli oli vegetali ricchi di acidi grassi polinsaturi, come quelli di mais, girasole e soia, sono stati promossi come sostituti salutari dei grassi animali saturi. Sebbene l’acido linoleico (un Omega-6) sia un nutriente essenziale, il suo consumo massivo nell’alimentazione occidentale ha innescato una discussione scientifica su potenziali effetti avversi.

L’eccesso di Omega-6 e lo squilibrio
Un apporto elevato di acido linoleico è fondamentale per la salute, ma il problema sorge in relazione al rapporto con gli acidi grassi Omega-3. Un rapporto sbilanciato tra Omega-6 e Omega-3 (tipico della dieta occidentale) può favorire la sintesi di mediatori pro-infiammatori. Sebbene non vi sia un consenso universale sul rischio cardiovascolare diretto legato agli Omega-6, molti studi sottolineano l’importanza di bilanciare questo rapporto per modulare l’infiammazione cronica di basso grado.
Il pericolo dell’ossidazione termica
La preoccupazione più consolidata riguarda la stabilità chimica di questi oli. Gli acidi grassi polinsaturi sono caratterizzati da doppi legami che li rendono chimicamente più reattivi. Durante la lavorazione industriale e, in particolare, durante la cottura ad alta temperatura (es. frittura), questi oli possono subire processi di ossidazione.
L’apprensione principale non riguarda solo il contenuto di Omega-6, ma anche la stabilità degli oli di semi durante la lavorazione industriale e la cottura ad alta temperatura (come la frittura), che può portare alla formazione di prodotti di ossidazione (come i grassi trans-industriali o aldeidi) potenzialmente dannosi per il metabolismo e le arterie.
Questi processi portano alla formazione di sostanze dannose:
- Aldeidi tossiche: composti volatili che sono stati associati a stress ossidativo e danni cellulari.
- Grassi trans-industriali:sSebbene le moderne pratiche di raffinazione abbiano ridotto questo rischio, in passato la parziale idrogenazione era un fattore di rischio cardiovascolare accertato.
Di conseguenza, il rischio potenziale non risiede tanto nell’olio crudo, quanto nei sottoprodotti che si creano quando l’olio è sottoposto a calore prolungato o riciclato in contesti industriali.
Il ripensamento sui grassi saturi e la matrice alimentare
Il “dogma” nutrizionale che ha dominato per decenni associava l’apporto di grassi saturi a un aumento diretto del colesterolo LDL (il “colesterolo cattivo”) e, di conseguenza, al rischio di malattie cardiovascolari (MCV)11. Oggi, questo legame è messo in discussione da meta-analisi e studi prospettici più rigorosi.
L’evidenza della sostituzione dietetica
L’errore metodologico del passato era considerare il grasso saturo isolato. La scienza moderna sottolinea che l’impatto sulla salute dipende da cosa sostituisce il grasso saturo nella dieta:
| Sostituzione del grasso saturato | Effetto cardiovascolare | Fonte |
| Con carboidrati raffinati (zuccheri, farine bianche) | Aumento del rischio MCV (peggiore dei grassi saturi) | [De Souza et al. (2015). Systematic review and meta-analysis of observational studies. The BMJ] |
| Con grassi monoinsaturi (olio d’oliva, avocado) | Riduzione del rischio MCV | [Estruch, R., et al. (2013). Primary Prevention of Cardiovascular Disease with a Mediterranean Diet. The New England Journal of Medicine] |
| Con grassi polinsaturi (oli di pesce, noci) | Riduzione significativa del rischio MCV | [Hooper, L., et al. (2015). Reduction in saturated fat intake for cardiovascular disease. Cochrane Database of Systematic Reviews] |
Conclusione: Non sono i grassi saturi ad essere il problema principale, ma l’eccesso di carboidrati raffinati e zuccheri nella dieta moderna.

Il contesto della matrice alimentare
È ormai chiaro che non tutti i grassi saturi sono uguali. L’effetto sulla salute dipende dalla matrice alimentare in cui sono inseriti:
- Latticini fermentati: Il consumo di yogurt e formaggi, pur contenendo saturi, è spesso associato a un effetto neutro o protettivo contro il rischio cardiovascolare e il diabete di tipo 2. Si ipotizza che la fermentazione e la presenza di altri nutrienti (calcio, peptidi) ne mitighino l’impatto.
- Carne processata: Al contrario, i saturi e il colesterolo presenti in cibi altamente processati (come salumi o carni in scatola) rimangono associati a un rischio cardiovascolare e di mortalità più elevato, probabilmente a causa dell’alto contenuto di sodio, nitrati e conservanti.
Prospettive e raccomandazioni prudenziali
Il dibattito scientifico non è ancora chiuso, ma si è spostato dall’enfasi sul “tipo di grasso” alla “qualità della fonte alimentare”. La vera prestazione e la vera longevità iniziano dalla scelta consapevole di selezionare grassi di alta qualità.
Un approccio nutrizionale prudente e basato sull’evidenza suggerisce di:
- Dare priorità ai grassi insaturi: Favorendo fonti come l’olio extra vergine d’oliva, la frutta secca e i pesci ricchi di Omega-3.
- Limitare gli alimenti ultra-processati: Riducendo l’assunzione di cibi che contengono grassi saturi o oli vegetali ossidati, indipendentemente dalla loro natura chimica.
- Non temere i grassi saturi provenienti da fonti naturali: Il consumo moderato di latticini non zuccherati e carne non processata non è considerato un fattore di rischio primario per la salute cardiovascolare.
Non serve demonizzare intere categorie di macronutrienti. La salute cardiovascolare e metabolica non dipende da un singolo nutriente, ma dalla complessità e dalla varietà della nostra dieta. Prendersi cura della propria salute non è una debolezza, è un atto di igiene metabolica. È l’investimento più importante che puoi fare nel capitale più prezioso, il tuo corpo.





