Malnutrizione e “fame nascosta”: quando mangiare non basta 

Siamo abituati a pensare alla malnutrizione come a un problema lontano, legato alla scarsità di cibo. Tuttavia, la realtà che emerge dai congressi di geriatria ci racconta una storia diversa: la malnutrizione è una delle sfide più silenziose e diffuse tra gli anziani, persino in un contesto di benessere

Non si tratta solo di carenza calorica, ma di una vera e propria “fame nascosta” che mina le difese dell’organismo. 

Perché si finisce per mangiare male? 

Le cause sono molteplici e spesso si intrecciano: 

  • Fattori biologici: Con l’età, i sensi del gusto e dell’olfatto si attenuano, rendendo il cibo meno appetibile. Aggiungiamo a questo le difficoltà di masticazione o di deglutizione, e il pasto diventa spesso una fatica anziché un piacere. 
  • Fattori sociali: La solitudine è un potente inibitore dell’appetito. Mangiare sempre da soli toglie stimoli e porta a semplificare eccessivamente il menù. 
  • Errori di abitudine: Molti anziani tendono a consumare pasti ripetitivi o a saltare la colazione, arrivando al pasto principale con una fame eccessiva che spinge verso scelte rapide e poco salutari. 

Il rischio delle “carenze occulte” 

Il dottor Gianni Pes, ricercatore ed esperto di nutrizione, ci avverte: mangiare sempre le stesse cose nasconde insidie che non vediamo subito, ma che lavorano “sotto”. Un esempio? La cheilite angolare — quegli arrossamenti fastidiosi agli angoli della bocca — è spesso il segnale di una carenza di vitamine del gruppo B, causata da una dieta troppo monotona. 

L’anziano assorbe meno nutrienti e, se aggiungiamo l’interazione con eventuali farmaci, il rischio di andare in deficit di vitamine cruciali (come D, E, K, C e B6) diventa concreto. 

Gli errori da correggere subito 

Ci sono abitudini che, trascinate nel tempo, diventano nemiche della longevità

  1. L’eccesso di sale: Spesso usato per “sentire i sapori” che il gusto indebolito non percepisce più, l’abuso di sale è un acceleratore della pressione arteriosa e dei rischi cardiovascolariIl consiglio? Sostituiamolo con erbe aromatiche e spezie: il gusto ne guadagna e la salute ringrazia. 
  1. La disidratazione: È il problema numero uno. Con l’età, lo stimolo della sete si attenua. Molti anziani non bevono perché “non ne sentono il bisogno”, ma il corpo ne ha un disperato bisogno. L’obiettivo minimo sono 5 bicchieri al giorno (acqua, tisane, brodi, tè). 
  1. Il deficit di fibre: Verdura e frutta vengono spesso consumate poco e quasi sempre cotte. Le fibre invece sono essenziali per il microbiota intestinale, per regolare il colesterolo e per evitare la pigrizia intestinale. 

Il promemoria delle “9 D” 

Nel mondo anglosassone si parla delle “9 D” della malnutrizione (Demenza, Depressione, Disease/patologie, Disgeusia, Diarrea, Drugs/farmaci, Dentizione, Disfunzioni fisiche, Disfagia). Sono tutte condizioni che, se non monitorate, possono precipitare lo stato nutrizionale. 

Ricordate: Mangiare bene non significa necessariamente spendere cifre elevate. La varietà, la stagionalità e il piacere di stare a tavola sono i veri investimenti a costo zero per la nostra salute. 

Nel prossimo post, affronteremo i grandi dubbi a tavola: è vero che le proteine animali sono indispensabili? E come possiamo strutturare il piatto perfetto per la longevità? 

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