Non solo cibo

Di Anita Laporta

A Roma, una mostra indaga gli aspetti relazionali, culturali, sociali e politici del food. Il cibo è nutrimento, il cibo è condivisione. Il cibo è materia di scambio ed è anche un potente elemento di espressione culturale, valoriale, politica, sociale. Ma il cibo è anche un campo di sperimentazione, di confronto, di dialogo: se ci si ferma un attimo a riflettere, ci si rende conto di quanti elementi in comune lo avvicinino all’esercizio e alla fruizione dell’arte.

Non per ultimo, la capacità di trasformare le materie prime e di ricomporle in forme nuove, proprio come fa l’arte in qualsiasi suo esercizio di scomposizione e ricomposizione del reale.

Anatomie Spontanee: la mostra e il contesto espositivo

È in questo background di affinità elettive che ha messo le sue radici Anatomie Spontanee, la mostra a cura di Paola Farfaglio e Benedetta Carpi De Resmini che ha aperto i suoi battenti a Roma il 9 gennaio presso Parentesi, lo spazio espositivo di Roma Smistamento, centro culturale di TWM Factory che occupa il primo piano dell’Arimondi Districat, ex edificio industriale riconvertito in studi d’artista, residenze, gallerie e laboratori creativi.

Due progetti, una riflessione comune sul nutrimento

Anatomie Spontanee ha messo insieme le opere di artisti che hanno lavorato nel 2025 su due progetti paralleli: Anatomie del Nutrimento, a cura di City Art Projects, associazione che promuove l’arte, la cultura e la rigenerazione urbana, e Roots and Router, sviluppato da Latitudo Art Projects nell’ambito della piattaforma europea Magic Carpets, che incoraggia il dialogo tra paesi europei favorendo scambi culturali, residenze e collaborazioni tra artisti di provenienza geografica e culturale diversa.

Rigenerazione e memoria vegetale

Varcate le porte di Parentesi, a catturare lo sguardo è il grande tavolo centrale di Esculenta Lazzaro_Brassica, l’installazione del duo torinese Caretto-Spagna che da anni sviluppa una sperimentazione sui cavoli. Affettati, messi a macerare per trasformarsi in crauti, i cavoli hanno anche una grande capacità di rigenerarsi, come mostra la sezione centrale del tavolo, e di rinascere nelle forme originarie che la natura aveva dato loro prima che l’industria alimentare e le leggi economiche imponessero una standardizzazione del prodotto e una costrizione delle sue fasi di crescita.

Il latte negato: nutrimento, guerra e privazione

Rispettivamente artista e sociologa, le sorelle Gaia e Greta Scaramella, per Anatomie del Nutrimento affidano un messaggio di denuncia potentissimo alla loro installazione Milk, che associa al latte, simbolo per eccellenza di nutrimento, l’urlo disperato della privazione e della sua sua assenza. Una sequenza di colini, nei quali il latte si disperde, diventa un insieme di seni svuotati senza che il prezioso liquido possa raggiungere i suoi destinatari, i neonati.

Il riferimento è chiaramente alle zone di guerra e alle condizioni, come la malnutrizione, che impediscono alle donne di allattare, non consentendo alle neomamme di avere latte a sufficienza per i propri bimbi e lasciando questi ultimi privi della loro fonte di sostentamento e nutrimento primario. 

La fame come strumento di oppressione

Nell’ambito di Magic Carpets, per l’installazione Ex-voto against war Nordine Sajot ha attinto a una serie di immagini fotografiche scattate a Gaza durante le drammatiche operazioni di distribuzione del cibo con l’intento di denunciare la privazione alimentare come strumento di oppressione e di disuguaglianza, che riduce alla sua dimensione più vulnerabile e urgente un gesto quotidiano come quello del nutrirsi.

Con ingresso gratuito, la mostra Anatomie Spontanee sarà visitabile fino al 23 gennaio il lunedì e il mercoledì e dalle ore 11 alle 18 e il sabato dalle ore 15 alle 18.

Per info

spot_img
spot_img
Articoli recenti

Acquista questa copia di Vita e Salute

spot_img
ARTICOLI CORRELATI
Ripartiamo insieme dalla salutespot_img